Pagine

Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post

domenica 8 gennaio 2012

Sei riflessioni, anzi sette sul paesaggio

E' una splendida giornata di sole qui ad Albairate. Fa freddo, sì. Ma non tanto da diminuire la voglia di stare all'aria aperta (tra poco riattivo la bici per un giro salutare lungo l'alzaia del Naviglio Pavese). Intanto dalle finestre della mia casa si vedono (evento raro) gli Appennini e le Alpi.

Mi godo questi panorami e riprendo il libro di Salvatore Settis per scrivere un breve commento ammirato alle sue tesi. non voglio aggiungere nulla al pensiero di Settis, è solo un modo per cercare qualche utile connessione con l'idea dei Landscape Watchers che sta germogliando in Commonlands. Ho titolato questo post "sei riflessioni più una", si capirà poi perchè non "sette", tanti quanti sono i capitoli del libro di Settis.

1.Una bomba a orologeria
"Il paesaggio è il grande malato d'Italia", un appello ai governi per mettere mano seriamente a normative per curare il paesaggio e l'ambiente che, secondo Settis "non sono intesi da chi ci governa come preziosissimo CAPITALE TERRITORIALE bensì come una sorta di zavorra, un peso morto di cui liberarsi mediante operazioni speculative".

2.L'orizzonte dei diritti
"Chi ha diritto di parlare di paesaggi? Di proporre critiche all'andazzo corrente, di suggerire criteri di giudizio, immaginare rimedi alle devastazioni passate, presenti e future?". I paesaggi, come l'acqua e l'aria, sono un bene comune. Pertanto tutti hanno il diritto di parlarne, denunciare i sopprusi e proporre soluzioni. Oltre alla funzione estetica, storica ed culturale il paesaggio svolge anche una funzione terapeutica. "Secondo gli studiosi di environmental criminology" scrive Settis "il degrado del paesaggio, specialmente urbano, è un importante fattore che innesca comportamenti criminosi o violenti, al contrario, il miglioramento della situazione ambientale, cioè della qualità della vita, riduce o annulla l'incidenza dei comportamenti deviati".

3.Cultura ed etica della tutela
L'Italia non ha tra il 50% e il 60% dei beni culturali del mondo, come affermerebbe una fantomatica ricerca dell'Unesco. E' un dato che circola da qualche anno che però non ha alcun fondamento. Una leggenda che fa comodo a tutti i promotori dell'orgoglio nazionale. "Ma sono anche - lamenta Settis - "dimostrazioni, davvero desolanti di irresponsabile superficialità e approssimazione". E' una delle tante manifestazioni dell'ITALIA CIALTRONA, che si accontenta dei titoli e degli slogan senza scavare alla ricerca del significato delle cose. "Quasi nessuno dice che questi dati sono inesistenti, che non c'è mai stata un'indagine svolta dall'Unesco" tranne un censimento dei siti Unesco dal quale risulta che l'Italia detiene sì il primo posto ma con appena il 4,9% del totale, appena avanti la Spagna.

4.Tutelare il paesaggio
... eppure di tutela del paesaggio se ne parla in politica da sempre. Perchè è necessario tutelare il paesaggio? "Un altissimo interesse morale e artistico (scriveva Benedetto Croce) legittima l'intervento dello Stato poichè il paesaggio altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della Patria...". Ma il progresso è l'ideologia dello sviluppo "capitalista" preferisce occuparsi d'altro deturpando il volto della Patria senza porsi troppe domande.

5.Costituzione, devoluzioni
L'art. 9 della nostra Costituzione recita che "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". E' vero siamo tra i pochi al mondo ad aver eletto il paesaggio tra i valori fondanti del nostro Paese. Sono davvero commosso di far parte di tale genia. Ma poi, la prassi quotidiana e l'innata tendenza italica al groviglio e al garbuglio, l'attuazione di tali principi è stata via via delegata alle Regioni, alle Provincie e infine (la subdelega finale) al Comuni con il risultato che "si è oscurata ogni visione d'insieme, e quasi dappertutto il paesaggio è diventata materia bruta, il luogo della speculazione e dello scambio (anche elettorale), non quello dell'identità e della patria". Un'altro volto dell'ITALIA CIALTRONA.

6.L'Italia si fa in tre: paesaggio,territorio, ambiente
Le norme che ci guidano utilizzano questi tre termini in modo dissennato: esiste "l'Italia del paesaggio (che è di spettanza dello Stato), l'Italia del territorio (il cui governo spetta alle Regioni) e l'Italia dell'ambiente (con competenze distribuite in modo tutt'altro che chiaro)". La confusione delle competenze è grave. Qual è il risultato per il cittadino? Qual è il vantaggio che ne può derivare da tali dispute verbalistiche? Il cittadino ha il diritto di chiedere al legislatore " se possa mai esistere un 'territorio' senza paesaggio e senza ambiente, o un 'ambiente' senza territorio e senza paesaggio, o un 'paesaggio? senza territorio e senza ambiente".
Il garbuglio linguistico rallenta le politiche sane sul paesaggio, la speculazione invece procede spedita senza intoppi.

7.Noi,i cittadini (appello)
Il paesaggio, l'ambiente, il territorio i parchi naturali, i centri storici sono prima di tutto NOSTRI.
Proviamo a ricostituire un sentimento di responsabilità comune stimolando il controllo a livello microterritoriale e favorendo la diffusione delle criticità ma anche delle buone pratiche attraverso ogni mezzo, a cominciare da Internet e i social media. Partiamo dall'idea dei landscape watchers, i guardiano del paesaggio e diamoci un primo appuntamento questa primavera per parlarne e promuove iniziative comuni.

martedì 20 dicembre 2011

Landscape watchers, i guardiani del paesaggio

Si moltiplicano gli appelli al Governo e al Presidente della Repubblica per accrescere l'attenzione sul paesaggio italiano e richiedere politiche di tutela e azioni di sensibilizzazione sociale.
Mantenere integro il paesaggio è una priorità per noi e per il futuro. E' un impegno che deve coinvolgere chi decide e chi invece nei paesaggi vive. Si perchè il paesaggio è un sinonimo di luogo, e nei luoghi la gente vive, lavora e si incontra per sviluppare relazioni sociali. E' superfluo ricordare che Commonlands ha molto a cuore il paesaggio, come molte altre associazioni italiane del resto. Pochi mesi fa ha realizzato nel comune milanese di Albairate la prima ricerca di neuromarketing per "certificare" l'impatto emozionale del paesaggio, il test è servito per arricchire il PGT di un approccio scientifico  - anzi neuroscientifico - a supporto delle decisioni di future destinazioni degli spazi extraurbani. Tutto ciò è bello, ma non basta! Occorre aumentare la consapevolezza sociale riguardo alla necessità di tutelare il paesaggio. Occorre anche promuovere strumenti nuovi di stimolo ai decisori con il coinvolgimento "dal basso" che portino il tema dalla tutela e, aggiungo, della valorizzazione del paesaggio come risorsa anche economica nei primi posti delle agende della politica locale e regionale.
In sostanza, occorre creare delle figure che svolgano a livello locale la funzione di "guardiani" del paesaggio, dei veri e propri Landscape Watcher, che in ogni comune italiano tengano attivo il controllo sul paesaggio, ne verifichino lo stato e segnalino i problemi e le aggressioni. Commonlands attiverà a breve un blog per raccogliere le testimonianze in arrivo e a fine anno pubblicherà un ebook (Libro Bianco sul paesaggio italiano) contenente i casi più critici ma anche gli interventi virtuosi.
Il programma Landscape Watcher partirà ufficialmente il 20 gennaio 2012 con la presentazione del programma e delle iniziative previste per il lancio.

venerdì 10 dicembre 2010

Non è più sempre la solita musica

Mi vorrei riallacciare all'articolo pubblicato il mese scorso, in cui si citava l'elenco del Maestro Abbado dei motivi per i quali non considera giusto apportare dei tagli alla Cultura, per sottolineare con gioia come un altro insigne esponente del mondo della Musica abbia preso posizione sul medesimo tema. Ebbene sì: la musica è cambiata! Dopo l'intervento del Maestro Daniel Barenboim alla Prima della Scala, possiamo usare senza tema di smentita questa metafora, che ci serve ad evidenziare come in questo nostro Paese, nell'occhio del ciclone per innumerevoli vicende, ci sia anche qualcosa che si sta muovendo in senso positivo, qualcosa da evidenziare. Cosa c'è di più bello infatti, che assistere alla rivendicazione ( garbata, misurata, ma categorica) da parte di esponenti di spicco della cultura internazionale, della tutela di un bene comune, che la nostra stessa Costituzione definisce tale? Quale soddisfazioine maggiore, per tutti coloro che questo bene hanno a cuore, vedere che portavoce di tale rango mettono a disposizione la loro visibilità, per perorare una causa che, forse, in qualunque Paese libero e progredito, non avrebbe nemmeno bisogno di essere sostenuta?
Si è parlato di Costituzione. Ed è profondamente vero che anche i valori intangibili vanno tutelati dalla legge. Non è un concetto dei giorni nostri, questo. Non dimentichiamo infatti che, già nell'antichità, era stata affermata l'inscindibilità di concetti come quello di bene assoluto, da quelli di giustizia e di bellezza, che venivano considerati un tutt'uno. Tutelare tutto ciò che è bello (si tratti di un paesaggio, di un patrimonio storico o artisitco) è non solo giusto, ma profondamente etico. E, nella visione comune che tutti noi abbiamo del concetto di Cultura, ogni singolo atto che vada potenzialmente a lederne l'integrità, l'incentivazione, la crescita, è ritenuto gravemente ingiusto e amorale.
La nostra Carta Costituzionale dice anche che vanno rimossi tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: èd per questo che siamo pienamente concordi e solidali con quanti si impegnano in attività volte a sostenere la crescita continua dell'individuo e la sua formazione nei diversi ambiti culturali, tradizionali ed innovativi.
La musica è finita, si diceva negli anni '60. No. La musica è cambiata, possiamo finalmente dire nel 2010.

martedì 9 novembre 2010

Le ragioni della Cultura

Se qualcuno fosse tentato di chiedersi, in un momento di sconforto, che senso ha al giorno d'oggi creare una nuova associazione culturale, beh ecco che la risposta la potrebbe trovare in queste parole del Maestro Claudio Abbado.

"Motivi per cui è sbagliato fare tagli alla cultura"

  1. La Cultura arricchisce sempre
  2. La Cultura permette di superare ogni limite
  3. Chi ama la Cultura desidera conoscrere tutte le culture
  4. La Cultura è contro la volgarità e permettere di distingurere tra Bene e Male
  5. La Cultura è lo strumento con cui possiamo giudicare chi ci governa
  6. La Cultura è libertà di espressione e di parola
  7. La Cultura salva sempre
  8. Con la Cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone
  9. La Cultura è il riscatto dalla povertà
  10. La Cultura fa sì che i nostri figli e nipoti possano andare un giorno a teatro a godere della magia della musica
  11. La Cultura è un bene comune primario, come l'acqua: biblioteche, musei, teatri, cinema sono come tanti acquedotti.
  12. La Cultura è come la vita e... La vita è bella. La Cultura è bellezza.
di Claudio Abbado
tratto da:Vieni via con me - RAI3, lunedì 8/11/2010